E chi prende e soppesa taluna delle mie opere, consideri una delle tante mie parole che il tumulto impedì d'intendere: «I figli miei concetti nell'ebrezza — come delitti sacri alla dimane....»
E chi mi ama sappia che di ogni mia dimora distrutta io ho sempre potuto serbare la pietra che porta inciso l'enigma della mia libertà: «Chi 'l tenerà legato?»
E chi mi segue sappia che perfino nella mia nave piena di sozii l'istinto implacabile della liberazione mi spinse più d'una volta a gittarmi solo in mare come il poeta di Metimna ma senza ricorrere al delfino salvatore.
E non vorrò mai esser prigioniero, neppure della gloria.
E non vorrò mai riconoscere i miei limiti.
E non vacillerò mai dinanzi alla necessità del mio spirito e alla cicuta.
E non farò mai sosta alle incrociate delle mie vie.
E serberò fresca la vena inestinguibile del mio riso pur nella peggiore tristezza.
E dico che l'elemento del mio dio è il futuro.
E dico che ciò ch'io non sono, domani altri sarà per mia virtù.