reca per legge il solo ritmo del suo respiro. —

Cantano. Tu non odi passare ne gli inni il tuo nome?

Premi il mio petto e dormi. Splendemi in cuor l'aurora.

VILLA D'ESTE

Quale tremor giocondo la pace de gli alberi, o Muse,

agita e a le richiuse urne apre il sen profondo?

Chi, dentro gli àlvei muti svegliando gli spirti del canto,

leva sì largo pianto d'organi e di liuti?

Chi dentro i marmi sordi, immemori d'acqua corrente,

mette novellamente fremito di ricordi?