entro il suo vasto cerchio l'anima de le cose.
IV.
“FELICEM NIOBEN!„
Triste e pensoso, l'ombre cadendo, su 'l getico lido
sta Publio Ovidio. Innanzi urla il feroce mare.
Chino biancheggia il capo cui cinser gli Amori corone:
pendon su lui la grande ira d'Augusto e il fato
ferreo, che la lunga querela non odono. Il pianto
inutilmente riga le tomitane arene.
Inutilmente, ancora, da Cesare nume benigno