nè mi colpì lo sdegno di Cesare, ma la funesta
dea che la tua campagna orrida e sacra tiene.
Mi visitò nel sonno la livida Febbre; e il mortale
tossico, me misero! tutto il mio sangue tiene.
Lugubre è il mio perire, se ben non sia questo il feroce
Ponto e non la scitica freccia nel cuore io tema.
Sotto sereni cieli più duro è l'esilio a tal cuore
cui più nessuna cosa che amò rimane.
Stanca è la carne e spira già l'anima, in questa incompresa
pace. Oh lasciate un'Ombra verso la morte andare!