Io che provai? Mi stava su 'l cuore un affanno ignorato.
Tutto pareami quivi solitudine,
vacuità, tristezza, immobile tedio, nel muto
lume, sotto i muti chiari lontani cieli.
Poi, ne le vaste sale deserte, vedemmo le inani
spoglie del re, le vesti, l'armi, i vessilli, i cocchi
d'oro, il vascel vermiglio che tenne le pompe del terzo
Carlo; e il tuo cupo rombo parvemi udire, o Fato.
Parvemi; ma più forte salìa verso l'ardua loggia,
ove tremammo, il rombo de la città che tutta