viva, balzante spirito, in un rosajo:

trémane tutta quanta la molle compage de' fiori;

poi d'un fulgore liquido s'illumina.

Or ne l'oblio sommersa, Ippolita, vedi tu strane

plaghe, odi tu novelli carmi e novelli suoni?

Odi il divin tuo nome passare ne gli inni? Procedi,

splendida fra il duplice coro, a' fastigi ultimi?

Quale favilla viva cui nutran le ceneri in grembo;

quale balen che dorma entro la nube grave;

quale adamante intatto che splenda con lume di stella