— Ah, taci! Non è meglio che io ignori tutto questo? Aldo, perché mi torturi?

— Vuoi ignorarlo! Ma non ne muori?

Ella si gettò contro il fratello selvaggiamente; nascose la faccia nel petto di lui, udì il battito terribile. Ambedue ansavano come se avessero lottato. Il vento notturno gonfiava le tende della finestra, entrava nella stanza, prendeva le loro anime dalle cento pupille e le portava lontano; le trascinava laggiù, nel luogo ignoto, perché vedessero, perché guardassero.

— Te l'ha tolto? — chiese egli, senza ritegno, con la gola disseccata.

Erano come due fanciulli, tremavano come due fanciulli smarriti; eppure pareva che la vita feroce imperversasse entro di loro sommovendo una fosca esperienza accumulata. Parevano entrambi già pieni del male umano. L'adolescente aveva le parole che pesano e che stroncano, già pieno di amarezza e di perdizione; e il suo terrore sembrava audacia, e il suo furore sembrava possanza, e il suo dolore sembrava bontà.

— Non ci furono giorni in cui tu lo credesti tuo?

Ella era curva, annodata in sé stessa.

— Non era nato un sogno in te?

Ella vedeva sé inchiodata allo stipite della porta nella stanza del Labirinto.

— Avevi udito una parola d'amore?