— Non posso — rispondeva ella talvolta. — Ho dato tutto.

Faceva qualche passo; andava verso la Deposizione, chiudendosi gli occhi con le palme. Li riapriva dinanzi al quadro, considerava la muta tragedia; poi si sedeva in disparte, senza distogliere lo sguardo.

— Ti sembra di crearlo ogni volta; è vero? — le diceva il fratello. — Nacque dalla musica; rinasce dalla musica. E forse tu sei quel giovinetto bruno come l'oliva, che regge lo scalèo con le sue due braccia nude e guarda la capellatura della Maddalena, attorta come un groppo di rettili decapitati. Senti come grida la Peccatrice? Senti come singhiozza il Prediletto?

Veramente la rossa veste della donna prona alle ginocchia della Santa Madre era come il grido della passione ancor tumida di torbo sangue. Gli sbattimenti interrotti della luce sul mantello giallastro del Discepolo erano come i singhiozzi dell'anima percossa. Gli uomini su gli scalèi erano come presi nella violenza d'un vento fatale. La forza s'agitava nei loro muscoli come un'angoscia. In quel corpo, ch'eglino traevano giù dalla croce, pesava il prezzo del mondo. Invano Giuseppe d'Arimatea aveva comprata la sindone, invano Nicodemo aveva recata la miscela di mirra e d'aloe. Già il vento della Resurrezione soffiava intorno al legno sublime. Ma tutta l'ombra era in basso, tutta l'ombra sepolcrale era sopra una sola carne, era sopra la Madre oscurata, sopra il ventre che aveva portato il frutto di dolore. «La luce m'è sparita» aveva detto ella nell'antico lamento. Fra Maria di Cleopa e Salome, tra le due femmine ignare e caduche, ella era già come un lembo della notte eterna.

— Ricordi la ventesima delle variazioni beethoveniane sul tema del Diabelli dedicate ad Antonia Brentano? — diceva Aldo, svegliando nella profondità della nera cassa quegli accordi in cui per una miracolosa trasfigurazione il tema primitivo è irriconoscibile. — Non sembra armonizzata su quel fondo ove la croce le scale i corpi i singhiozzi le grida gli aneliti la luce non pènetrano? Ascolta; e guarda quell'azzurro opaco, sordo, eguale, senza raggio, senza nube, di là da cui spazia forse quella regione della vita ove «una sola cosa importa».

Era Vana allora, che pregava:

— Da capo! Ricomincia!

Annegavano nell'infinito i loro mali. La loro infelicità superava i duri lidi entro cui doveva agitarsi, e si placava dilatandosi su tutte le cose, confluendo nella doglia universa.

— Due cose belle ha il mondo — diceva l'adolescente — ma una terza è la loro divina sorella.

— Ah non dire due e una, non separarle! — rispondeva la cantatrice. — Sono due sole; e quella che ti sembra la terza non è se non la sostanza di cui le due sono fatte.