Parlavano a bassa voce, come nella notte del contagio, con una mutua eccitazione d'energia, lacerato il velo dei sogni, rimessa a nudo la bruciatura intollerabile.

— Andremo a esplorare, domani. Vuoi?

— Voglio.

— Prima ch'ella torni, sarà.

— Sì, prima che torni.

— Oggi è il decimo giorno.

— E non una parola!

— La credevi tu tanto feroce?

Il giardino del Museo era dinanzi a loro, coi suoi cippi in forma di pigne, con le sue urne di tufo senza coperchio divenute nerastre come il basalte, coi suoi avanzi di calidario dai doccioni di terra cotta inverditi, con la sua pergola di pampini al sole trasparenti, con i rari suoi rosai che somigliavano i rosai del giardino mantovano, coi suoi gelsomini di Spagna che rendevano un odore folto come l'odore vaporato dei turìboli.

— Dove sono? dove sono?