— Via, Lunella, andiamo. Sii buona. Ti accompagno.
— Duccio, Duccio, perché non dici nulla? perché non mi difendi?
Il fratello la trasse a sé con uno di quei gesti quasi violenti ch'egli usava verso la salvatichetta pel vezzo di aizzarla come una cucciola permalosa che nel gioco imbizzisce e mordeggia. La imprigionò fra le sue ginocchia e le rovesciò la testa folta. Ma una tenerezza accorata era nel suo sorriso.
— Che vuoi da me, Forbicicchia?
— Ahi, mi tiri i capelli, mi fai piangere un'altra volta.
— Perché hai pianto?
— Perché guardavo le tue dita.
— Quali dita?
— Sul manico.
— Ebbene?