— Passi, passi pure — diceva la donna spingendo l'imposta.

— Vana, Vana, non entriamo — pregò Aldo all'orecchio della sorella. — Non facciamo questo! Andiamo via.

Vana entrò con risolutezza, come superando un impedimento; e rapida guardò intorno, guardò in tutti gli angoli, scrutò tutta l'ombra. Il gelo le colava giù per le spalle. Il Refettorio era deserto. Ella rivide su la parete il gran cavallo bianco cavalcato dal cavaliere portatore dell'Aquila; e, lì presso, i Santi spettrali dalle lunghe cappe bianche. Il vento scoteva le assi inchiodate alle finestre, che scricchiolavano. Una sala era aperta; e v'apparivano le Balze, e sul ciglio la nuda mole di San Giusto simile a un colosso di ghisa, e la strada curva su la collina magra, e il pallore tormentoso dell'uliveto.

— Non eri mai entrato qui, Aldo. Eppure te ne ricordi. Sono certa che te ne ricordi. Siamo ancóra nella Reggia d'Isabella, siamo nel Paradiso. La voragine ha inghiottito i giardini, la canicola ha prosciugato la palude, l'oro e l'azzurro sono distrutti. Sono rimasti i ragnateli, si sono moltiplicati, non vedi?, tremano dovunque. Un ragno ha presa l'ape.

Ella gli parlava sommessamente, con un aspro ardore in cui l'ironia strideva come il sale sul carbone rosso.

— Guarda là: è rimasta la cappa del camino squarciata, è rimasto il nero della fuliggine, il mattone sgretolato, il calcinaccio, l'odore della muffa, l'odore della morte, e nulla più. Nulla più, fuorché il nostro orrore nascosto. E andiamo, andiamo ancóra, di soglia in soglia, di stanza in stanza, andiamo dunque, cerchiamoci, chiamiamoci ancóra. «Aldo, dove sei? Ti sei perduto?»

Ella lo teneva pel braccio, e lo stringeva, e gli parlava come dentro l'anima; e pareva che avesse smarrita la ragione, e pur pareva che nella più remota profondità tutto vedesse. E quelle parole ch'ella aveva gridate nell'ombra della ruina irremeabile, ora le ripeteva con una voce segreta che scavava il petto al fratello non confessato e glie lo empiva di sgomento.

— Ma non ci ritroveremo, ma non ci abbracceremo come allora, non piangeremo insieme senza lacrime. Tutto è nudo, non c'è più traccia di bellezza, non c'è più nulla per sognare.

Ella s'arrestò e sobbalzò; poi fu tutta di gelo.

— Guarda quella porta. Guarda chi c'è, nella Reggia d'Isabella!