Egli vide veramente scoperchiato il suo tetto, egli considerò veramente la spoliazione inevitabile, l'abbandono di tutte le cose che gli facevano bella e molle la vita; e non guardò dietro a sé quel mucchio di pietre rischiarato dal sorriso della larva smorticcia, ma guardò dinanzi a sé Volterra come una città condannata al saccheggio, come una signoria perduta. Ebbe lo sguardo del venturiere. E le parole brutali gli sfuggirono.
— Rinunzia così a tutta la sostanza di Casa Inghirami.
— Bisogna.
Era per essi il ritorno alla povertà, la separazione, la dispersione, la vita di lotta e di strettezza, forse il ricovero nella casa odiosa del padre e della matrigna, forse il lavoro umiliante, tutto l'orrore dell'avvenire incerto. Ognun d'essi era due volte colpito, due volte tradito. Nel fratello il furore sopraffaceva lo sgomento, e dalla sua natura tirannica sorgevano in confuso disegni di rappresaglia e di perfidia, imagini impure che lo bruciavano e pensieri perigliosi che gli moltiplicavano la brama di vivere e di gioire.
— Siamo alla Guerruccia — disse Vana sordamente, afferrandogli il braccio.
D'improvviso furono ripresi nel fàscino delle Balze. In lui tutta l'anima repugnò, tutto il sangue si ritrasse.
— La vettura ci aspetta là, alla Porta Menseri — disse. — È tardi.
— Io non rientro.
Ella lasciò il braccio del fratello e camminò per le zolle del campo inculto, nella sterpaia sparsa di fiori gialli, verso i macigni della muraglia etrusca superstiti su la proda infida. Il terrore sciolse le ginocchia dell'adolescente.
— Vana! Vana! — egli chiamò.