Ella non si volse.
— Vana!
Ella seguitava a camminare col suo passo vacillante ma ostinato, su le zolle su i sassi su gli sterpi. Allora egli vinse l'orribile fiacchezza e si mise a correre per raggiungerla, col cuore alla gola, con l'impeto di gettarsi a terra innanzi a lei, di abbracciarle le ginocchia, di supplicarla, di piangere. Sentendolo vicino, ella s'arrestò e lo guardò.
— Hai tanta paura? — disse.
Egli era per rispondere: «Sì, ho paura. Non voglio che tu muoia, non posso morire». Ma si contenne. Rispose:
— Non ti comprendo. Non so che cosa tu abbia risoluto, che cosa tu voglia fare, Vana.
— Nulla. Ma lasciami sola. Voglio pensare a me stessa.
— Non debbo lasciarti.
— Bisogna. La mia via non è più la tua via.
— Perché?