Come con un tizzo ella lo affocava col suo viso sfrontato e convulso, ove l'impudicizia dell'anima ardeva come un'insana tristezza, ove gli occhi sembravano perdere i cigli e soffrire d'essere così nudati, ove il respiro era come un'esalazione morbosa che attossicasse e decomponesse i pensieri.
— Ti ricordi? E cercavo il fazzoletto per coprirmi la bocca, e Vana a un tratto mi disse: «Tieni». Vana mi diede il suo, con una mano secca, con una mano di febbre e di rancore. La rivedi come io la rivedo? E m'asciugai quel poco sangue del bacio. La prima volta premetti e poi guardai: c'era la macchiolina rossa. Poi premetti ancóra. Tu eri attento? Di tutto mi ricordo, e non di questo: c'è una pausa nella mia memoria. Le resi il fazzoletto? Ella me lo riprese? Puoi dirmelo?
— Neanche tu lo sai? Per quanto io ci pensi, non riesco a rammentarmene. Era un piccolo fazzoletto color lilla, profumato di gelsomino, del gelsomino di Volterra. Certo, quando entrammo nel Paradiso, io non l'avevo più. Forse Vana me l'aveva ripreso nel momento in cui tutti eravamo con gli occhi levati verso il Labirinto. Forse che sì forse che no....
Come la corrente del riscontro agitò la leggera tenda indiana su la porta, ella si volse con uno strano sussulto. L'imagine della sorella era così viva in lei ch'ella credeva fosse per apparirle un'altra volta all'improvviso come nella camera di Vincenzo Gonzaga. Abbassò ancor più la voce, le diede una torbida intimità, la fece calda ascosa e acre come l'ascella.
— Ora so. L'ha serbato, con la macchiolina di sangue; l'ha nascosto, e non osa ritrovarlo. O forse l'ha inzuppato di lacrime, l'ha lavato col pianto.
Egli l'ascoltava, con sordi tonfi nel petto, con una repulsione che bruciava come un desiderio, con un desiderio che si torceva come una repulsione.
— Tu non sei ardito quando voli dentro di te come quando voli nell'aria. Ci sono cose che tu non comprendi, che tu aborri.... Il tuo amore è ancor quello a cui tu davi occhi tanto puri e tanto severi che io non avrei potuto guardarlo senza vergognarmi?
Ella si abbandonò indietro, su la spalliera della sedia. Tenendo nella mano il gambo del garofano gualcito, percoteva col fiore la sponda della mensa; e, con tutto il volto dorato dal riflesso dei candelieri, sogguardava l'uomo.
— Eppure tu serri tanti istinti atroci in te, puoi essere tanto crudele, e sai come la voluttà non sia se non un martirio divino che urla con urli di belva.... Ma quel tuo amore, quello che non ero degna di rimirare, è un pastore decrepito che conduce le solite coppie timidette al solito pascolo della moderazione. Ti sembra che passi qualche sera, là sotto la terrazza, e ti richiami?