Ella lo irrise con la luce nei denti, rovesciando indietro il piccolo capo stretto ermeticamente fra le trecce dense così come si lega e si salda la chiusura d'una fiala piena d'essenza volatile.

— Saresti capace di rispondere arditamente se io ti domandassi di ravvivare in te una sensazione oscura e fuggevole?

Egli sentiva il suo malessere incupirsi e fasciargli le tempie come una cattiva ebrezza. Guardava la mano lunga della tentatrice percuotere col garofano l'orlo della tavola, e s'attendeva che la corolla si spiccasse dallo stelo. Come se un vento interrotto gli attraversasse lo spirito, egli riudiva lembi della voce di Vana: «Ah no, non farete questo! Vi supplico, vi supplico, per quel capo spezzato, per quel viso senza sangue.... Io non son nulla, non sono nulla per voi.... Ascoltatemi! Ho l'orrore dentro di me». Rivedeva lo spavento di quella povera faccia estenuata. Rivedeva sé medesimo sotto la tettoia, laggiù, nella brughiera deserta, dinanzi al cadavere del compagno composto sul letto da campo, avvolto nella rascia rossa del guidone; e quel vegliatore, chiuso nel suo lutto come nel diamante, non gli somigliava più. Egli era separato da lui per un'infinita notte.

— Ti ricordi — gli diceva la tentatrice; con un'espressione di ardore così folle che sembrava un rapimento — ti ricordi quando nella prima stanza del Paradiso io era presso il davanzale e mio fratello mi cingeva col braccio la cintura su la pietra calda, e io chiamai te, chiamai Vana, e vi avvicinaste, e restammo tutt'e quattro nel vano della finestra, e Vana fremeva contro il mio petto, e io lasciai passare sul suo capo il mio sguardo che ti versò nel cuore la mia voluttà nuova?

— Ah, taci!

— Sono orribile?

Ella aveva ancóra quel viso sfrontato e convulso, quello sguardo nudato, quel respiro bruciante; e in tutta la sua carne triste quella sensuale attesa del martirio, ch'era quasi luce.

— Mi ricordo — disse egli con una voce sorda che a lei parve minacciosa — mi ricordo quando tremavi in quella stanza occupata dall'ombra di un letto, quando tremavi di paura vedendo verso noi venire due figure in silenzio....

— Aldo e Vana!

— Noi stessi, nello specchio cupo