— Certo la cagna è al guado — disse Aldo impazientito.

E fischiò. Il latrato gli rispose. Egli fischiò ancóra. Il mugolìo esprimeva la distretta, troppo lugubre per quelle morte biancane. Egli voltò il cavallo verso il richiamo. Assra mugolava di là dall'acquitrino, disperata di passarlo. Il fischio, il comando, la minaccia non valsero. La bella creatura color di perla ondeggiava su le sue zampe delicate, implorando da' suoi dolci occhi di cortigiana seducente.

— Paolo! Paolo! — gridò il cavaliere verso il tumulo color di cenere che nascondeva il nemico. — Paolo!

Il cuore terribile gli saliva alla gola col grido; ed egli per comprimerlo contraeva la sua volontà tortuosa come quella d'una donna. Esplorò con l'occhio veloce il deserto. Riconobbe un filone inclinato di pietra arenaria giallastra ove lucevano miste scagliette di talco; e, più lontano, una cresta sbiancata, più pallida d'ogni altra. Fiutò l'aria, e vi colse un leggero nidore. Segnò con lo sguardo un cammino parallelo a quello seguito dalle impronte del duca misterioso.

— Paolo!

Il nemico mirava ancóra le alte lavine su cui ora le nubi fumigavano per quell'aria senza tempo tinta. La sua destra accarezzava il collo di Pergolese e la sua anima si smarriva in una tristezza e in un orrore irremeabili come quell'emblema sotto i cui segni egli aveva veduto straordinariamente illuminarsi la faccia alzata e la mano tesa della vergine olivastra. Udì il grido distinto sul mugolìo della cagna supplichevole e sul rombo intermesso che rombava per le alture della Valdera. Voltò il cavallo e raggiunse il fratello di Vana. Non riesciva a orientarsi in quel vallone travaglioso.

— Assra non guada?

— Andiamo lungo l'acquitrino, che laggiù finisce.

Cavalcarono l'uno dietro l'altro per un tratto. L'uno non vedeva il viso dell'altro. Gli zoccoli s'affondavano sino al nodello nel ceneraccio. La cagna era inquieta, di là dal pantano. D'improvviso partì a saetta, si perse tra le gobbe e le groppe del mattaione, squittì.

— Deve aver veduta una volpe — disse Aldo.