— Duccio, tu ci affumichi! — si lagnò Lunella.
— Paolo, e non vedrai i bulicami di Monte Cèrboli dopo le bolge di San Giusto.
— Sì, sì, — fece Isa — domani l'accompagneremo fino ai Lagoni: è un tratto di strada.
— Lungo la Cècina perfida, forse t'apparirà un altro cavaliere avventuroso che fece il viaggio equestre agli Inferi uscendo da Volterra: Michele Marullo.
Non era acre di sarcasmo, non era dubbia d'ambiguità la voce dell'adolescente quando si volgeva al nemico; eppure dava a Isabella una così penosa inquietudine ch'ella s'affrettava a coprirla col suo tono gaio, come se l'ultima sillaba lasciasse nell'aria uno strascico d'odio.
— E non lo racconteremo — disse Paolo Tarsis sorridendo male.
— Che cosa? che cosa? — domandò Isabella.
— Abbiamo un segreto — disse l'amato.
— Il segreto di Neri Maltragi — disse il portatore di fiaccola ridendo su l'ingresso dell'ipogeo, sotto i festoni di caprifoglio, tra l'ondeggiare degli ultimi papaveri e delle alte avene. — Oggi io sono il savio duca.
E disparve nel profondo corridoio mortuario.