Due ali aguzze sbatterono, una cosa floscia strise, si rappigliò, si raggricchiò, ma non venne a terra.

— I pipistrelli! I pipistrelli!

E Forbicicchia e Morìccica e Isa, tutt'e tre, gridarono, si serrarono, si scansarono.

— Lasciali! Lasciali! Non li aizzare! Se volano, ci tagliano.

— Non si staccano. Muoiono, ma non si staccano.

Aldo teneva la torcia levata. E appariva, per tutto, il prodigio di sotterra. Dalle fenditure e dalle crepe le radiche degli antichi lecci eran penetrate diramandosi e moltiplicandosi; avevano occupato con le lor mille e mille barbe e barbucole tutta quanta la volta, rigirato i pilastri, conquistato gli spartimenti fino allo zoccolo, in guisa di reti e di graticci tessuti di corde strambe; e per l'umidità accagliata sul tufo inserendo le minutissime fibre dentro gli screpoli cercavano ovunque l'umore dell'ombra. Spessi come i ragnateli in una soffitta, ciondolavano dalle radiche i pipistrelli nerastri, attaccati coi piedi di dietro, fasciati dalle membrane grinze, solo sporgendo il muso e gli orecchi tra la commettitura dell'ali. E tanto eran tenaci che parevan fare con le radiche una sola vita mostruosa, come se gli alberi fogliassero sotterra quel fogliame floscio e v'incominciassero a formare gli occhi per guatare nel sepolcro.

— Non sì staccano. Si lasciano schiacciare, si lasciano sbruciacchiare, ma non si staccano — bramiva Aldo seguitando a percuotere con la torcia gli ostinati, invaso da una specie di frenesia crudele. — Muoiono, ma non si staccano.

Morivano dibattendo l'ali, stridendo. Si raggruppavano, si raggrinzivano, pesti, arsi, con un puzzo di strinato, con un sibilo di vessiche sgonfie; ma restavano appesi pe' loro uncini alle radiche.

— Giù, giù, uno almeno, uno almeno!

Vana, Lunella, Isabella non più parevano sbigottite ma s'erano disgiunte per seguire quel folle gioco; e, prese dal contagio, accompagnavano la distruzione con le loro voci rotte. Per arrivare alla volta, l'affocatore si drizzava con tutta la persona, sobbalzava e trasaltava come in una danza incomposta. Le faville crosciavano intorno al suo capo veemente. Egli sapeva evitarle. I suoi occhi lampeggiavano a quando a quando, nella luce rossa e fumosa, verso Isa che per istinto secondava coi moti involontarii l'insania del fratello.