— Non uno! Non uno!
Subitamente, a una percossa più cruda, la fiaccola si spense. Tutto il sepolcro fu nero.
Lunella gittò un grido acutissimo di terrore, senza muoversi, impietrita per alcuni attimi.
— Vanina! Vanina!
La fiaccola era a terra, accusata dalla moccolaia ancor rossa. Pareva che l'insania roteasse nella tenebra.
A un tratto, Paolo si sentì toccare. La sua mano fu afferrata, fu premuta da due labbra fredde, perdutamente.
— Isa!
Come nel più lungo giorno, come sotto l'azzurro e l'oro intersecati dalla parola spaventosa, Isabella aveva ceduto intera la bocca al bacio selvaggio. Aveva sentito all'improvviso le dita tremanti palparla, prenderla pel mento e per la nuca, tenerla forte. Aveva sentito una sete mortale aspirarle il più profondo fiato, come allora. Nel primo istante, nella cecità della brama, avviluppata dall'irresistibile fiamma, aveva ceduto intera la bocca, quel che nella bocca aveva di più nudo e di più occulto.
Non era il bacio dell'amante! Era un bacio di frode e di perdizione. Se n'accorse essa, si dibatté, respinse la violenza, con un fremito che i pianti disperati di Lunella copersero.