— È svenuta?
Non intendevano quel che dicevano. Il vento li fasciava di fumo, empiva di fumo i loro occhi, le loro bocche. Per farsi intendere gridavano. Gittavano un clamore confuso intorno al corpo inerte. Tutta l'ira sommersa soffiava e rugghiava intorno a loro.
Per trarla fuori da quell'inferno, Aldo e Paolo sollevarono di peso la creatura che non vedeva più, che non udiva più, che non aveva se non una parola impressa sul suo stretto viso olivigno fascialo dal velo come da una benda sacra.
La portarono a traverso la nebbia, di proda in proda, di bulicame in bulicame, giù per la lorda pozza. Una pioggia fredda e greve si riversò sul bollore che parve fumigar più forte. Essi credettero andare verso nuovi tormenti e nuovi tormentati, come in un sogno d'oltremondo. Più forte rimbombava il fragore dietro i loro passi incerti. Tutte le genti fangose doloravano.
La sorella accosto accosto seguiva il trasporto. Con le sue mani e col lembo del suo velo, curvandosi, ella cercava di difendere dalla pioggia il viso esangue.
— Vana!
Curvandosi fin su la gola, a quando a quando ella gridava il nome, con uno spavento che le cresceva di traccia in traccia. E curva attendeva che le lunghe ciglia ripalpitassero.