— Ascolta, ascolta.

— L'altra sera, la Driade con una sorellina di undici anni, con un piccolo cugino di tredici e con la zia ottantenne, dormiva in una capanna del suo campo, distante da Fondi alcune miglia. Era tardi quando arrivò a cavallo un fratello di lei, un giovanetto, che scorse un'ombra presso la porta e riconobbe il pastore. Questi gli tirò due colpi di fucile per freddarlo: il primo andò a vuoto, il secondo uccise il cane.

— Imagina ch'egli aveva assicurata la porta di fuori con funi e con traverse perché di dentro non si potesse aprire; e la capanna, fatta di fascine e di falasco, non aveva se non quell'apertura, poco più larga d'una feritoia.

— Il fratello illeso fuggì di galoppo per andare a chiamare in aiuto certi suoi parenti che dormivano in un'altra capanna distante due miglia.

— Allora il pastore, nella notte, chiamò a gran voce l'amata. «Driade, svégliati! Sono io. Fuoco per fuoco!»

— E appiccò il fuoco ai quattro lati della capanna.

— Fu un attimo, tutto arse, tutto fu una sola vampa.

— E il pastore cantò!

— Si mise a cantare una canzone d'amore, una disperata, e a saltare intorno al rogo ardente, mentre veniva per la macchia troppo tardi il soccorso.

— Tra il pianto dei bambini e il rantolo della vecchia, riconosceva il grido della giovine contro la porta sbarrata; e rispondeva col canto.