— Perfino tu, Dolly! — fece Orietta Malispini asciugandosi la gota presso quell'altro suo viso di mammole già affloscite.
— Oh, io no — disse Dorothy Hamilton voltandosi per accendere la sigaretta a una candela del leggìo ove la pagina dell'ultima canzone portava il segno del pollice che l'aveva calcata. — È tardi, vergini folli, è tardi. E certo io sarò tanto picchiata che il mio naso diventerà camuso o aquilino, con grande rammarico del mio flebile Willie Willow. Dovevo scortare a pranzo le famose spalle della genitrice, dagli Aieta!
— E io in Casa Rucellai per le otto! — disse Novella Aldobrandeschi riprendendo i guanti e il manicotto frettolosa.
E ciascuna allora si ricordò della sua sera.
— Addio, Simonetta.
— Addio, amore.
— Grazie ancóra dei tuoi giacinti, Mara. Grazie delle tue orchidee, Novella.
— Scendi con noi, Vanina?
— Io ho giù la mia Fraülein che m'aspetta in vettura dalle sei!
— Andiamo, andiamo.