— No, no. Lo sai che ho paura. Non mi guardare così!
Ella indietreggiava, con un riso convulso, come quando aveva lasciato cadere dalle mani tremanti la tiepida prigioniera.
— Perché mi fai questo? Lo sai che non voglio. Non voglio che tu mi guardi così, Paolo.
E il riso già somigliava al singhiozzo, come allora.
Ella indietreggiava, ma egli non si levò. Una parola vituperosa, quella che svergogna la femmina da conio, risonò cruda fra le quattro pareti. E poi si fece una pausa, come dopo un colpo che atterra.
— Che hai detto?
Atterrata ella non era ancóra; ma certo qualcosa di lei era piombata a terra, se bene ella restasse in piedi. Le sue gambe s'agghiacciavano; il suo cuore pareva come retrocesso verso la schiena, come aderente alle vertebre, vuotato di sangue. Aveva traudito?
La parola di vituperio risonò la seconda volta, più cruda.
— Impazzisci?
— No. Nettamente dico quel che sei.