— Il dubbio tu stessa ti sei piaciuta di suscitarlo, di eccitarlo, per la frenesia malvagia delle torture, quante volte, con quanti modi ambigui! Tu lo sai. Io me ne ricordo. Porto le bruciature. Ma pensavo che tu ti eccitassi col fantasma della colpa, per una delle tue tante perversioni crudeli. Non credevo possibile la duplicità in una creatura che ogni giorno si torce urla agonizza nelle mie braccia e ogni giorno mi chiede di più e si dona con più furore....

— Tu stesso mi difendi. Con questo mi difendi tu stesso, dimostri tu stesso la tua demenza.

— «Capace di tutto!» Ti ricordi? ti ricordi su la via di Mantova? Questo mi rispondesti, questo mi dichiarasti. E promettevi il dolore e l'obbrobrio con le parole oscure, e minacciavi tutto il male. Ah, t'avessi scagliata nella polvere, avessi schiacciato me e te contro quei tronchi, avessi annientata la tua perfidia e la mia sciagura!

Ella era fissa. Qualcosa come un flutto dell'anima saliva di dentro e velava la sua sfrontatezza. La sua menzogna ora pesava alla sua passione. La necessità della discolpa la umiliava. Quell'uomo doloroso e iroso, simile ad ogni altro uomo nella rampogna nel dispregio e nel castigo, le sembrava ottuso e tardo. Ella avrebbe voluto rispondere: «È vero. Mi ricordo. Anche dissi: — L'amore che io amo è quello che non si stanca di ripetere: Fammi più male, fammi sempre più male. — Ah, perché voi siete come tutti gli altri? perché la vostra gelosia è così cieca, è così ferina? Vi amo sino alla morte. Questo è certo. Se voi ora veramente aveste la forza di scacciarmi o di fuggire, io non saprei continuare a vivere. Quel che di me più vi brucia e vi crucia, la mia carne, si disseccherebbe, non si nutrendo se non della vostra. Eppure, la colpa di cui mi accusate, io l'ho commessa; e vorrei non discolparmi. L'ho commessa per amore dell'amore, perché non è vero che la perfezione dell'amore sia nella congiunzione di due; e questo gli uomini sanno ma non osano confessare. L'amore, come tutte le potenze divine, non si esalta veramente se non nella trinità. E questa non è una dottrina perversa, non è un gioco di perfidia, in me, ma è un verbo testimoniato col martirio, col più dolente sangue del petto. Un tale amore disdegna la felicità per un bene ignoto ma infinitamente più alto, verso cui l'anima si tende di continuo rapita dal più puro dei dolori, che è il dolore disperato; mentre la coppia richiede il giogo e n'è gravata sempre, e n'è curvata verso la polvere o verso la gleba, e forse è inevitabile che la guidi il bifolco avaro. Ah, quando finalmente l'amante non sarà più lo stupido nemico ma il fratello pensoso e voluttuoso? Lo so, lo so: voi non potrete mai comprendere. Vi sarà più facile toccare le stelle nel volo, che avvicinarvi al mio mistero. Nessuna parola e nessuna lagrima varrà mai a persuadervi che non ho ceduto al vizio deforme ma a questo senso divino del patimento, ch'io porto in me. Non ho cercato né ho dato il piacere; ma ho presa nella mia mano tremante un'altra mano tremante per scendere a trovare il fondo dell'abisso, o forse del tempio sotterraneo. Non ho fatto opera di carne ma di triste iniziazione. E anche per voi, taciturno che non parlate se non ad offendere o a delirare, anche per voi io sono una scienza: non sono una felicità né sono una sciagura ma una scienza severa.»

A capo chino, assorta, ella fece qualche passo verso il divano: vi si abbandonò quasi prona, e si coprì la faccia con le palme. Quella sua pallida nuca, pudenda come il sesso, e le sue spalle piane, l'incavo delle sue reni, la sua cintura, e il suo fianco e la sua lunga coscia obliqua e in parte fuor della gonna rappresa i fusoli delle gambe apparivano. Ella era assorta nelle sue penose ambagi in cui la sua anima avviluppava la sua novità invece di liberarla; ma turbava intanto con la sua groppa il maschio.

— Taci? — diceva egli ottusamente, dominando la voglia orribile di gettarsi addosso a lei e di straziarla. — Ora taci? Confessi?

La violenza contenuta di lui la affaticava, quelle domande roche la stancavano come un clamore importuno. Ella lasciava fuggire da sé la forza della menzogna. L'eloquenza della difesa le diveniva intollerabile. Prona, quasi in un'attitudine d'invito al desiderio, ella comprimeva l'enormità della sua vita segreta così cupa di onde cozzanti che di continuo si frangevano e schiumavano al limitare d'un antro in fondo a cui stava nascosta la Sirena dell'inaudito carme.

— Da quanto dura l'infamia?

Ella aveva commiserazione di lui che tanto in quel punto somigliava a un altro uomo, a un altro amante; il quale, credendosi ingannato, l'aveva assalita quasi con le stesse domande, quasi con gli stessi gesti.

— Forse già, prima d'incontrarmi e di tentarmi, tu l'avevi corrotto. Già a Mantova, quel giorno, c'era nelle sue affettazioni qualcosa di lubrico....