L'addio le restò tra i denti. Il maschio già s'era precipitato sopra lei, l'aveva atterrata, era caduto in un viluppo. E col pugno la percoteva sul viso, su le braccia, sul petto, ruggendo la parola vituperosa.

Ella non gridava né si difendeva, ma a ogni colpo gemeva un gemito sommesso, quasi una implorazione senza suono, che somigliava il gemito ond'ella aveva accompagnato il miracolo del primo bacio, debole come il fiotto d'un bambino infermo. Sentì il noto sapore dolciastro nella sua bocca, e non d'una sola stilla; e poi sentì l'altra bocca schiacciarla, più pesante del pugno, e i colpi cessare, e le mani passare a un'altra violenza, e la carne penetrare la carne come il ferro che sventra. E nella lividezza del crepuscolo, in fondo a quella stanza d'amore, tra le quattro pareti ch'erano quattro testimonii di silenzio e d'ombra, fu la mischia feroce di due nemici legati per il mezzo del corpo, fu l'ànsito crescente nel collo gonfio di arterie da recidere, fu lo squasso rabbioso di chi si sforza strappare dall'infimo le più rosse radici della vita e scagliarle di là dal limite imposto allo spasimo degli uomini.

L'uno urlò come se in lui si compiesse lo strappo atrocissimo; si sollevò, poi ricadde. L'altra si scrollò, con un rantolo che si ruppe in un pianto più disumano dell'urlo. Ed entrambi rimasero abbattuti sul pavimento, nel barlume violaceo, sentendosi ancor vivi entrambi e lordi, ma con qualcosa di esanime fra loro, con i resti di un oscuro assassinio fra i loro corpi disgiunti. Ed ella non cessava di piangere.

Su i vetri della finestra pioveva l'azzurro sempre più cupo; l'ombra s'addensava nelle pieghe delle tende, negli angoli, sotto le porte; il rumore cittadino non giungeva sino a quel silenzio, se non indistinto. Ed ella non cessava di piangere.

Il suo pianto era come il pianto di Lunella, era come il torrente, strabocchevole, senza freno. I singulti precipitati parevano soffocarla; nelle lacrime tutto il suo viso pareva stemperarsi.

Ed egli si trascinò sul tappeto, carponi, per un tratto. La prima squilla della salutazione angelica giunse nell'ombra che s'incupiva. Ed egli s'arrestò, perché uno scroscio di pianto più alto gli ritolse la forza, lo rifece spoglia vuota e miserabile.

— Isabella! — chiamò egli tremando in tutte le ossa.

Ella non cessava di piangere. Egli s'alzò in piedi, brancolò su la parete. Uno sprazzo di luce rischiarò la stanza. E allora egli vide la donna atterrata e devastata raggrupparsi in sé stessa, rannicchiarsi come una povera bestia sbigottita, incrociare le braccia sul volto, nascondersi. E il cuore gli si divise.

— Isabella!

Le s'inginocchiò accanto, cercò di sollevarla di sotto alle braccia ch'ella teneva ostinatamente incrociate sul volto, scoprì la bocca piena di sangue e di lacrime.