— Che dirò, se mi domandano?

Poi si volse e soggiunse:

— Vana non mi domanderà. Indovinerà. Si levò, ansiosa.

— Bisogna che avverta Chiaretta.

Dopo aver parlato, s'indugiò dinanzi all'apparecchio con la gota inclinata sul nero imbuto, in ascolto. E sbarrava gli occhi fisa alla sua ansia. Disse:

— Ho fatto male a restare.

Egli vedeva in lei qualcosa d'insolito.

— Ma perché sei tanto inquieta?

Non era l'inquietudine ch'egli le conosceva, era un'altra; che si manifestava in cominciamenti di gesti, in piccoli guizzi di muscoli, in fuggevoli sguardi, i quali non le appartenevano. Tra le linee del viso, già alterate dalla violenza e dal pianto, le si moveva a quando a quando una linea quasi impercettibile, apparente e sparente, che le era estranea. Egli la guardava, senza sapere perché, con un'attenzione infaticabile.

— Lascia che io ti aiuti a spogliarti.