Senza sarcasmo, senz'amarezza, senza rancore ella parlava, e senza sorriso; ma con quella gravità rassegnata, pacata, e intenta. Egli non aveva fatto tanto sforzo quando in Luzon, stretto dalle catene e infiacchito dal digiuno, s'era proposto di fissare i suoi carnefici senza batter ciglio.

— Domattina non ci sarà più sangue; ma andrò, e le dirò: «Guardami la bocca, piccola sorella cara. Non è stato il bacio di colui che ami.» E la bacerò, perché tu non potrai più baciarmi, Aini.

Egli non osava interromperla, se bene soffrisse un supplizio insoffribile. Ella aveva preso uno dei grandi garofani e lo teneva pel gambo, posato su la tovaglia sparsa di frutti, di confetture, di vini chiari, di cristalli, di argenti. E qualcosa come il rombo d'una fatalità ritornante era nell'aria chiusa. Ed egli rivedeva quel viso d'allora, il viso sfrontato e convulso, stretto ermeticamente fra le trecce dense, con la luce dorata nella gola e nell'irrisione, il viso della tentatrice frenetica. Ma ben più misterioso era quello che ora gli stava dinanzi, quello segnato dai colpi dell'assassino ch'egli non aveva potuto reprimere, quello ch'egli aveva percosso e accarezzato e che né la percossa né la carezza avevano avvicinato a lui. Fragile era tuttavia ma remoto, infinito, alto su una profondità dove non era dato discendere a lui ch'era disceso nel fondo del mare.

— Forse l'ho io separata da te? T'ho preso a lei? E come avrei potuto prenderti se tu non fossi stato già mio? Certo, quella sera, alla marina, ti parvi orribile quando ti parlai dell'amore di mia sorella. Ti ricondussi verso di lei, e le dissi: «Fa dunque ch'egli t'ami.» Ti parvi orribile. Ma chi può mai giudicare l'amore? e chi può dire il termine della voluttà e il termine del tormento e dove il male cessi d'essere il male e dove il bene cessi d'essere il bene, e per che modo una nuova vergogna crei un amore nuovo, e di che cosa debba vivere l'amore per piacere alla morte? Come fate voi a condannare e ad assolvere? Nulla è certo fuorché la crudeltà e la fame del cuore, e il sangue e le lacrime, e la fine di tutto; e neppure si sa quale sia il tempo di piangere. Ma forse c'è ancora da scoprire qualche dolore più lontano. Il mio lo conosci?

Era ella in un di quei momenti in cui pareva estrarre sé medesima dal suo blocco e occupare l'aria come una creatura del Titano, come il ginocchio come l'òmero come il cubito come il seno dell'Aurora la occupano.

— Ah vieni! — disse alzandosi e prendendo per mano l'amato. — Voglio ancóra tenerti fra le braccia.

Lo trasse nell'altra stanza, verso il gran letto verde che sapeva i loro delirii e i loro sonni, voluttuosi come gli amplessi, e i loro risvegli balzanti di desiderio sempre novello.

— Vieni. Conoscimi, prima di lasciarmi. Respirami. Cercami. È la nostra caverna verde. Pensa che siamo sotto l'oceano, che l'oceano ci nasconde, che nessun'altra cosa ci tocca. Metti il tuo dolore contro il mio dolore. Ah, non senti, non senti che il mio è più grande? Non senti come il mio sangue aumenta, come le mie vene si gonfiano, come le mie ossa si rinforzano? Mi sembra che non so qual essere meraviglioso voglia nascere da me. Lo senti? Ti riesce d'abbracciarlo? Ah non tu stanotte, non tu puoi tenermi fra le tue braccia; ma io ti terrò.

Veramente ella gli sembrava ingigantita e tale che la sua carezza non potesse percorrerla. Veramente ella era come l'Aurora, scolpita nel masso della doglia umana e sol cinta sotto le mammelle della zona che è come quel cerchio che divide in giorno e in notte la sfera del mondo, non vergine ma sterile e affaticata dall'ansia perpetua della maternità inespressa.

— Conoscimi — ella diceva — conoscimi, prima che io mi separi da te, prima che tu mi lasci. Metti la tua pena contro la mia pena. Tenta di scuotermi e di sollevarmi per sentire il peso di quel che dentro mi pesa più della mia carne. Fammi sanguinare ancóra, se non sai ancóra di che sa il mio sangue. Fammi ancóra male, amor mio dolce, fammi sempre più male finché tu mi somigli; perché in nulla possiamo somigliarci se non nella crudeltà ma tu non puoi eguagliarmi nel patirla. Ricòrdati del mio pianto come io mi ricorderò della parola che accompagnava i tuoi colpi....