Una disperazione frenetica empiva l'uomo, a cui nessuna carezza valeva perché ella si sentisse conosciuta. Forse ella non gli diceva quelle parole se non per fargli sentire la sua solitudine. E di tratto in tratto nel silenzio notturno, come una implorazione di ciechi, saliva il clamore della folla rinchiusa.

— Eccomi. Prendimi quale sono, almeno una volta. Prendi me, me e non la forma del tuo delirio. Che almeno una volta io sia tutta tua, che almeno una volta tu mi possegga!

Egli le suggellò la bocca per soffocarle la voce; egli le prese con le labbra il fiato, il più profondo fiato, quello che sanno le vene i sogni i pensieri; egli le prese con le dita il mento e con l'altra mano la nuca, come la prima volta, e la tenne e bevve sinché non venne alla sua saliva il sapore dei precordii.

E delirarono, fuori del tempo, fuori del mondo. Tentarono di ritessere con le loro fibre vive una trama più stretta, tentarono di fare con le loro due vite una morte che fosse simile a un'altra vita. Non s'arrestarono se non per sentire l'anima spezzarsi a traverso la carne, credendo che ciascuno fosse per rapirne in sé la metà dolorosa. Sperarono di assaporarla nella saliva, nel sangue, nelle lacrime, nel sudore, nella semenza. Ricaddero, si risollevarono.

Ella diceva:

— Conoscimi.

Ella diceva:

— Cercami. Raggiungimi.

Ella disse alfine:

— Uccidimi.