— Era Vana, era proprio Vana. L'ho veduta. Stavo per toccarla. È fuggita. Va a vedere.... Forse e là.
— Tu deliri.
Egli le palpava le tempie per sentire se ardessero. Cercava di placarla.
Ella gemeva:
— Tienimi. Stringimi.
Non era più la grande creatura titanica, non era più l'Aurora. Era una povera creatura tremante che si rannicchiava contro il petto di lui bisognosa di rifugio e di protezione.
— Ho freddo.
Seguitava a battere i denti. Nella stanza, con l'avanzar della notte, il calore diminuiva.
— Coprimi. Ho freddo.
Egli la coperse. Ella gli si avviticchiava, aderiva tutta a lui così che parve fosse venuta nella sua carne la forza delle ventose e delle spire. Si lamentava talvolta, con quel suo fiotto di fanciullo infermo.