Era la donna discreta che, non udendo alcuna risposta al suo battere, aveva osato entrare per risvegliarla.

— Signora, signora, c'è Chiaretta. Dice che ha bisogno di vederLa subito.

La misera non riesciva a scrollare da sé il letargo.

— Chiaretta! — balbettò ricadendo sul guanciale. — Che vuoi?

— Si svegli, signora, si svegli! — insisteva la donna.

Paolo aveva aperto gli occhi e nell'ombra incerta, ove ardeva ancóra la lampada velata ed entravano per gli interstizii i raggi del mattino, aveva sentito quell'aura misteriosa che accompagna la sventura. Sùbito fu in piedi, indossò una veste, uscì nel corridoio, vide Chiaretta stravolta e singhiozzante.

— Che accade?

— La signorina....

— Vana?

Da prima ella non poté continuare ma fece il gesto orribile, il gesto che non lascia dubbio né scampo. Dopo, sotto le domande ansiose, trovò la forza di narrare con parole confuse e interrotte: la scoperta lugubre, la finestra spalancata, la salma irrigidita.... La voce di nuovo le mancò perché scorse tra i lembi della tenda un viso ch'era come quello di laggiù. Isabella aveva traudito, aveva compreso.