— Isabella, ascolta! Mi senti? Parto sùbito. Non vuoi vedermi?
— Ah, come potrei vederti ora, dopo che ho fatto questo?
Ella soggiunse debolmente, come se parlasse a sé:
— Dove sono stata stanotte?
Egli aveva creduto che, di là dalla miseria di quel risveglio improvviso nella stanza verde, non potesse la vita dargli nulla di peggio. Ma in tutto il passato nulla eguagliava d'atrocità quell'angoscia soffocata da quell'angustia, quegli impeti di soccorso troncati da quel novo strumento di tortura che avvicinava e separava a un tempo, che giocava con l'illusione della presenza e con la realità dello spazio.
— Dove sei stata? Sei uscita? Quando?
— No, mai. Non sono uscita mai; ma....
— Parla!
— La senti che cammina sempre?
— Isabella, Isabella, parto sùbito. Fra tre ore sono con te. Vieni laggiù, da noi.