Il medico rimase perplesso.
— Parli senz'alcun riguardo. Non mi risparmi, La prego.
— Quando l'inferma evita di dire il nome di quegli che la fa sanguinare, — rispose con tristezza e con pietà l'uomo dalla larga mano — qual nome essa tace?
— Il mio. È vero.
Un silenzio penoso piombò su entrambi.
— Che accadde dall'ora in cui essa uscì sola all'ora in cui rientrò accompagnata dai due sconosciuti? — chiese il medico guardando dirittamente gli occhi chiari. — Può dirmelo?
Paolo raccontò quanto sapeva, senz'alcuna omissione.
— Ora comprendo molte cose — disse il medico — e tra le altre questa, la più grave. L'inferma è convinta che fu presa per vendetta di «quell'uno» e che, quando dagli uomini fu battuto alla porta, quegli era dentro e udiva gli oltraggi e godeva della vergogna, e non aprì. Paolo balzò in piedi tremando per tutte le membra.
— Mi odia, dunque.
— Noto che d'ora in ora l'avversione diviene più acre e assume forme più crude. Stamani, nell'accesso, per la prima volta ha proferito sillaba per sillaba la parola infame che la marchiò, secondo essa dice.