— L'inferma a quando a quando vede una femmina rossiccia e albina con un grembiule rigato «che odora di quell'odore». Rifiuta di coricarsi perché dice che le hanno messo nel letto il lenzuolo cucito da colei, il lenzuolo di tre ferzi. Non conosce nulla, degli ultimi tempi, che possa illuminarmi?
— Nulla.
Tacquero per un poco, pensosi.
— E l'odio? — chiese Paolo Tarsis. — Aumenta?
— «E poi Amnon l'odiò d'un odio molto grande.» Ha una Bibbia?
— L'ho.
E Paolo cercò la Bibbia e la diede al medico.
— Ogni giorno porta un nuovo atteggiamento misterioso — disse il medico. — Iersera essa ebbe una tregua fra due tempeste. La tremenda irrequietudine del corpo cessò per un tratto. Consentì a sedersi. Aveva rifiutato il cibo ostinatamente. Era d'un pallore e d'un'emaciazione mortali. I sussulti, gli sguardi, i sobbalzi erano placati. Solo persisteva il gesto perpetuo di premersi le stìmate della bocca. Stette fisa alquanto; poi recitò con un accento inatteso un versetto della Bibbia: questo.
Cercò nel Secondo Libro di Samuele, e lesse:
— «E poi Amnon l'odiò d'un odio molto grande; perciocché l'odio che le portava era maggiore che l'amore che le aveva portato. Ed egli le disse: Lèvati, vattene via.» Io allora bruscamente le domandai: Chi è Amnon? Rispose: «Quegli che mi cacciò e serrò l'uscio dietro a me,» Poi divagò oscuramente. C'è dentro di lei un travaglio così fiero che, per contenerlo, non le bastano le sue forze umane. Nella più torbida delle sue tempeste dà prova d'una incredibile potenza di costrizione. Sento di continuo il suo sforzo intorno a un nucleo profondo della sua coscienza, su cui essa poggia e preme con tutta sé come per impedirgli d'insorgere e di manifestarsi.