Tutte quelle cose, ch'egli vedeva per la prima volta, si misero a vivere in lui come se anch'esse fossero impregnate della vita d'Isabella. Il cuore gli si gonfiò d'una pietà disperata, quand'egli scopri nell'ombra la piletta dell'acqua santa. Vi luceva poc'acqua, dove forse la povera folle aveva intinte le dita per segnarsi, col gesto della consuetudine.
Camminò sopra una pietra sepolcrale, per un breve corridoio ingombro di armadii neri. Entrò nella cappella; guardò le lastre nere e bianche del pavimento ov'ella s'era inginocchiata, dinanzi ai balaustri di marmo che chiudono lo spazio dell'altare; guardò con occhi intentissimi. Gli aspetti delle cose gli si stampavano nel dolore, a uno a uno, senza sovrapporsi.
«Che fece nella lunga sosta? rimase in ginocchio? si sedette? pregò? sapeva ancóra pregare? e quale fu la sua preghiera?» Egli guardava, guardava; e gli occhi si dilatavano per tutto vedere, per tutto accogliere, e l'intero viso viveva la vita dello sguardo, come nell'ora di Mantova, come là dove tutti i segni erano eloquenti e tutti i fantasmi cantavano.
Sotto la cupola, nell'altare dedicato alla Vergine, una corona di cuori votivi cingeva l'imagine santa. Due lampade d'argento ardevano ai lati. E da un lato e dall'altro erano due porte chiuse, in mezzo a' cui battenti splendevano due cuori d'oro in fiamma; e su l'una e su l'altra porta era l'iscrizione: Reliquiae sanctorum. Alla parete destra, un confessionale; un altro, alla sinistra; e presso, due panche. «Su quale restò seduta?»
Gli parve d'indovinare scegliendo, e sedette su quella. Sentiva l'ombra scendere dal lucernario. Vedeva, a traverso il cancello, la Chiesa bianca sostenuta dagli alti pilastri di pietra serena. Vedeva di là dalla cappella gli anditi oscuri, ingombri di stalli di armadii di confessionali. Una donna quasi cenciosa passò, e lo guardò con due occhi di febbre, pieni d'infinita miseria. Gli tese la mano cava, senza dimanda. Prese l'elemosina, senza grazie; e scomparve nell'ombra trascinandosi come se avesse le reni spezzate.
E sul passo della mendicante, mentre l'ombra scendeva più grave dal lucernario, gli apparve in un attimo Isabella, simile a un turbine di cenere e di brace, con le stìmate nella bocca.
S'alzò, temendo le allucinazioni; attraversò il corridoio; escì su la piazza. I fanali erano già accesi. La massa petrosa del Bargello occupava il cielo argentino. Il campanile azzurro della Badia attendeva che alla sua punta si accendesse la prima stella. Una fila di vetture stava lungo il marciapiede, coi cavalli stanchi e tristi, coi vetturini sdraiati in attitudini di ubriachi o di mentecatti. «Quale di quelle portò la povera folle, seduta tra i due accompagnatori?»
Per la via del Proconsolo, pel Duomo, nel chiaro e tiepido argento della sera d'aprile, andò al luogo di vergogna. Risentì l'odore indefinibile che, con quello dell'ospedale e della prigione, è fra i più tristi in terra. Pensò all'ignota femmina dal grembiale rigato.
Entrando nella stanza dove l'ispettore cortese lo attendeva, fu come il torturato che passa da una muda in un'altra per l'estrema sevizia.
Di dietro il cristallo insensibile degli occhiali d'oro, l'uomo zelante disse con rapida precisione: