— Sì, bianche.

— Cedimi questa impresa, Isabella — disse Vana.

— O non piuttosto quella delle Pause? — disse Aldo.

— Che è l'impresa delle Pause?

— Quella dei segni musicali su la rigata, che vedi là; ed era la più cara a Isabella.

— Tu che decifri le intavolature, la sai lèggere?

L'adolescente si volse e balzò a sedere sul largo davanzale per essere più presso alla cornice ove poggiava il cielo dell'imbotte scolpito ad anelli a rosoni a legacci, ne' cui fondi eran ripetute tutte le imprese fuorché quella delle Pause ricorrente sola nel fregio vaghissimo.

— Se non sbaglio, c'è la chiave di contralto; e poi ci sono i segni dei quattro tempi; e poi i segni di tre pause di valore decrescente: due, una, mezza; e poi un sospiro del valore di una minima; e poi le tre pause in ordine inverso; e infine il segno del ritornello doppio.

Tutti i volti erano in su, pensosi; tutti gli occhi chiari scrutavano il cartiglio.

— È la notazione del silenzio — fece Vana.