— Perfino con Sua Santità, e poi col Sermoneta, col Chigi.... So tutto. C'è la lettera al Trìssino. «Miseria extrema di dinari....

— Mi smungeva Federico.

.... per non haver ancora restituiti molti ducati tolti in prestito....»

— Federico!

— E mettevi le gioie in pegno.

Ridevano come monelli, con una gaiezza irresistibile che travolgeva il sogno, con qualcosa di furbesco nell'angolo dell'occhio, quasi fossero soli, immemori dei due che dal vano della finestra parevano assistere a una scena di mimi.

— E le maschere, le maschere!

— Quali maschere?

— Come le amavi! Ne fabbricavano tante nella tua Ferrara. Ne mandasti cento in dono al Valentino: cento maschere a Cesare Borgia!

— Quanto mi piace questo! — disse Isabella con un sùbito mutamento di tono, perché aveva sentito dietro di sé l'ostilità dei due spettatori ed era di nuovo pronta a far soffrire. — Se ne ritrovassi qualcuna dentro gli armadii?