Ora una minaccia soprastava ardente; e bisognava aspettarla senza scampo, come quei forzati all'ombra del Mastio, costretti di bruciare nella galera se invasa dal fuoco.
«Intessere le mani dietro la schiena come quando canto in piedi al pianoforte, chiudere gli occhi, inchinare la persona, cadere cadere all'infinito come quando sogno dormendo a sinistra sopra il cuore.... Domattina voglio andare alla Badia, a rivedere Attinia, a rivedere anche il mio muro; voglio cogliere sul margine i fiori gialli, le céppite, come li chiama la Volterrana. Le rose di Madura, le céppite delle Balze! Non io le porterò questa volta; le porterà un'altra messaggera....» Cantando lontano un assiolo — dove? su le mura della Rocca vecchia? più lontano, laggiù, verso la Porta all'Arco? — Vana stava per rompere in pianto, contro il davanzale; quando udì qualcuno battere all'uscio della stanza. Sobbalzò.
— Chi è?
— Sono io, Morìccica. Sei già a letto?
— Non ancóra.
— Posso entrare?
— Entra, Aldo.
Era il fratello. Entrò come uno spirito, senza rumore. Aveva già il suo vestito da notte, di seta leggera, e i piedi nudi nei sandali di sparto. Esalava l'odore della sigaretta oppiata e dell'abluzione recente.
— Anche tu non hai sonno. Che facevi, Morìccica?
— Nulla. Stavo alla finestra.