Entra, entra, Giana.

La cognata entra. Si guardano forzando il sorriso del saluto e dell'accoglienza, che per alcuni attimi persiste su i loro volti come qualcosa che vi sia appesa e possa rimanervi indefinitamente se si trascuri di staccarla. Un'aura ostile sembra quasi formarsi dai due respiri.

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Giana.

Come ti senti?

Mortella.

Bene. Grazie. Ho dormito un'ora. Il sonno dà pazienza.

Giana.

Sei più tranquilla?

Mortella.