Mortella.

Oh Dio, Dio!

Si solleva lentamente, col viso scomposto, con gli occhi sbarrati e fissi davanti a sé, reggendosi le tempie con le due mani, tenuta da un orrore che par entrato nel luogo delle sue ossa.

Che ho fatto? Che sono divenuta? Perché ho dovuto conoscere anche questo?

Giana.

Mortella!

Mortella.

Non sono ancóra stroncata abbastanza, rotta, calpesta? Non basta ancóra? Nessun respiro, nessuna tregua, nessun riparo, nessun aiuto: niente. E questa atrocità è la vita, la vita che pareva così fresca in me, la vita che ho tanto rimpianta per uno che l'ha perduta, per uno che non l'ha più!

Giana.

Mortella!