Ah, che mi fanno gli altri? e che m'importa degli altri? Ti proibisco...

Mortella.

Che cosa? di scandalizzarmi che la causa del marito di mia madre sia oggi perorata dalla nuora con una eloquenza che sa quasi di pulpito e odora quasi di santità?

Giana.

Che insolenza! Come osi parlare di veleno tu che ne schizzi a ogni momento e contro tutti, tu che sei pronta sempre a mordere la mano che ti accarezza?

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Mortella.

«Perché mi accarezzi?» Questa è una domanda che tu hai udita da me più d'una volta. E io ho sempre lasciato le mie mani giù, penzoloni. Ho diffidato sempre.

Giana.

Non ti vantare della tua ingratitudine e della tua malvagità. Ho sopportato tutti i tuoi capricci e tutte le tue stranezze con una buona grazia che non meritavi. T'ho lasciata provare e riprovare la mia pazienza con eccessi intollerabili. Ora basta. Sei tu che mi costringi a ricordarmi che v'è, di nome e di fatto, una padrona qui.