Mortella.
Come chi compera, non come chi impone, non come chi dispone. E tu non condurrai domattina per la mano il tuo pellegrino penitente a inginocchiarsi su la lapide, a camminare sul morto con i ginocchi mutati in calcagna divote. No.
Giana.
Ti prego, ti prego; non mi trascinare a dire e a fare quel che poi a tutt'e due troppo [pg!118] rincrescerebbe. Non mi conosci. Bada. Quando prendo nel mio pugno la mia volontà, sono come quei rissatori che non ripongono il ferro se non hanno colpito a fondo.
Mortella.
Ferro per ferro, son pronta a misurarmi, pronta a tutto. Guardami. V'è un giudice più alto di me, che non son nulla ma non mai serva dovunque e comunque tu sii padrona. V'è un giudice più santo di me; e hai osato invocarlo per coprire una cosa inconfessabile.
Giana.
Hai il colore della morte. Muori del tuo veleno.
Mortella.
Sì, sono tutta di gelo. Ma so che non si può morire d'orrore, giacché sono in piedi. Hai osato offrire in suffragio di quell'anima una nuova ignominia dell'ospite spietato!