Dove mi avete visto dormire?
Mortella.
Sedetevi. Ve lo dirò. Laggiù, sul sedile di pietra, presso la tavola dell'oriuolo a sole, nell'ora calda, nell'ora del pisolo. Siete stanco, stanco per aver preso troppo, per voler ancóra tutto prendere; siete stremato, e non volete confessarlo. Quando siete solo, v'accasciate súbito. Vi spiavo.
Gherardo Ismera.
Ah, fate questo?
Mortella.
Credevo che aspettaste qualche preda. Ma tardava. L'ombra del vostro capo s'allungava sul quadrante solare che non ha più il suo stilo. Pencolando un poco a destra e un poco a sinistra, pareva che segnasse un'ora di qua e un'ora di là. Tutte feriscono, una sola uccide: lo sapete.
Finalmente il capo si chinò, si fermò; e l'ombra segnò l'ora che non dimentico. Eravate [pg!150] assopito. Vi spiavo. Eravate in balìa di me. Mi ricordo d'aver veduto una volta rimontare d'un tratto a galla un palombaro che aveva perduto i suoi calzari di piombo: una specie di mostro grondante. Così qualcuno è risalito nel vostro sonno, all'improvviso: quell'altro uomo, quel mostro che v'abita. Era spaventevole. E non m'era nuovo: lo conoscevo!
Egli tenta di dissipare l'incanto con uno scoppio d'ilarità fittizia.
Gherardo Ismera.