Mortella.

In piedi vi aveva fatto quel dono di vita. Per affrettare la fine dell'uomo messo in croce, gli rompevano i ginocchi. Così egli non s'alza più.

Gherardo Ismera.

Tacete. Siete odiosa.

Mortella.

Non vi vale coprirvi gli occhi. Dev'essere rimasto seduto così anche nella vostra memoria, ma con quel sorriso atroce che gli avete scolpito nelle mascelle di pietra, là, come una statua d'Egina. Vi guarda. È lucido. Comprende. Sa. È certo.

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Gherardo Ismera.

Ma tacete, ma tacete! O vi schianto.

Fuori di sé, egli balza e minaccia. Implacabile, l'altra riempie d'agonia l'aria che lo soffoca.