Gherardo Ismera.

Non parlo del mio viso d'uomo ma del mio coraggio silenzioso a cui avete opposto la vostra agitazione insensata e un fantasma foggiato dalla vostra angoscia che mi turba, in questa camera chiusa che sembra molle di lacrime, che è il luogo stesso del vostro delirio e del vostro martirio, ove non è possibile difendere il cuore dalla compassione o dal rimpianto...

Mortella.

Non compassione, non rimpianto. Io ho combattuto la buona guerra, senza fiacchezza, senza viltà.

Gherardo Ismera.

Né io commetterò una viltà contro il mio atto, se ho impallidito dinanzi a una imagine difformata e infamata del mio atto. Credete voi, potete voi credere che io abbia obbedito a un sentimento di paura o di vergogna nel contrastarvi il mio segreto? Credete voi che il mio diniego ostinato, che la [pg!160] mia dissimulazione sorridente, che la mia stessa violenza abbian tentato di coprire una colpa ignominiosa e di sfuggire a un marchio infame? Mi conoscete voi per tale che, dopo aver osato, cerchi di eludere il pericolo con sotterfugi e con astuzie di piccolo malfattore? Sono io quegli che s'affanna a trovare la parola e il gesto abili per mentire a sé stesso e guadagnare l'impunità? M'avete rappresentato qualcuno che mi abita, un altro che si nasconde in me. Non uno ma mille; non un'anima ma mille anime, certo: una somma di forze concordi e discordi, talvolta schiacciante. Tale è l'uomo vivo, tale sono io vivo fra tante larve asservite. E lo guardavo, e lo ascoltavo, quell'altro, quell'estraneo, dianzi, qui, mentre giocava con voi il gioco lugubre, mentre schivava il vostro assalto, si sottraeva alla vostra persecuzione. E lo consideravo con una tristezza ch'era ben più amara del vostro sarcasmo. Che mancava alla sua umiliazione? Gli mancava che voi gli deste una delle vostre vesti e ch'egli singhiozzasse ai vostri piedi come una femminetta colta in fallo! L'assassino che si confessa e si pente nella stanza verginale, con la nuca sotto il calcagno della vendicatrice! Gli somiglio? Ditelo.

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Mortella.

Non meno vile, avete preferito di scrollarmi e di torcermi i polsi.

Gherardo Ismera.