Sì (perdonatemi, perdonatemi!), per non potere più dominare l'insofferenza di quella tortura inutile, di quel gioco sinistro e vano. Ho sperato di sopraffarvi, di piegarvi, e di salvare ancóra il mio segreto dalla profanazione.
Mortella.
Dalla profanazione?
Gherardo Ismera.
Sì. Voi che pretendete d'esservi per vóto assunta in puro spirito e che tuttavia non sapete vedere di là dai piccoli segni materiali, voi che rimanete chiusa nel cerchio del vostro specchio rivelatore, voi che rimanete affascinata da due mani pallide e da un viso chino, voi che volete smuovere la cenere fredda per ritrovarvi il granello della prova, conoscete voi la sentenza superba d'un uccisore? «Se questo mio è un delitto, io voglio che tutte le mie virtù s'inginocchino davanti al mio delitto».
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Mortella.
Era una voce d'eroe ribelle.
Gherardo Ismera.
E che conoscete voi dell'eroismo se non le imagini divulgate, le figure visibili? V'è un altro senso, oltre gli occhi e gli orecchi. La peggiore azione può celare una bellezza profonda. E vi sono sacrifizii insoliti a cui non può accostarsi né la vostra ragione né la vostra fede. Anche nell'amicizia, come nell'amore, il dono di morte può valere il dono di vita. Voi che giudicate, potreste comprendere? Sapreste voi sciogliere il mio enigma come io seppi interpretare i vostri sogni? Povera creatura inconsapevole, intenta a guatare, a spiare per tutte le fenditure della mia anima, a foggiare con ciascuna delle mie parole un ordegno per aprire il mio cuore!