Gherardo Ismera.

Che gioverebbe mentire? E che potrebbe ormai avvenirmi, che già non fosse in me?

Mortella.

Fate dunque che il vostro coraggio alzi davanti a me l'imagine vera del vostro atto. Perché avete ucciso? Come avete ucciso? Dite. Mondatevi d'ogni menzogna e d'ogni frode, come se la nostra sera fosse venuta e io avessi già per voi la mia veste bianca.

Ella è protesa verso di lui, in un fremito d'aspettazione, simile a una fiamma che si travagli. L'uomo sembra per alcuni attimi vacillare all'orlo del suo segreto. Ma si scrolla e ricusa.

Gherardo Ismera.

No. Questo è il segreto dell'anima. Voglio ancóra restar solo con lui e col mio dispregio, per prepararmi una solitudine più grande e più libera. De' miei legami io non ho fatto le mie radici. Sono il padrone della mia vita e della mia morte.

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Mortella.

Badate. Nessuno è padrone della sua vita e della sua morte.