Ti trovo finalmente! Perché sei fuggita? perché m'hai lasciata così? T'ho cercata da per tutto. Mi sono trascinata da per tutto. Non so come non sia morta di schianto. Figlia, figlia, aiutami, che non ne posso più!
Ella s'abbandona sul sedile di pietra, come in punto di venir meno.
Mortella.
Ah, mamma, perché vuoi essermi tremenda fino all'ultimo? Come ti posso aiutare? che cosa ancóra ti posso dire? Sono fuggita, sì, perchè so resistere a tutto e non resisto alla tua presenza. Dal giorno che ho pensato contro di te, mi sono recisa da te. Ora il dubbio è divenuto certezza. E tu non ti discolpi. E sono io che debbo fuggirti [pg!175] e tu m'insegui; mentre, se io fossi in te, vorrei già trovarmi alla fine del mondo.
Costanza.
Alla fine di tutto io sono, né viva né morta. E io, che t'ho messa al mondo, ora concepisco l'inconcepibile: il bene di non essere nata, la felicità del non essere. Se ti cerco, se t'inseguo, è soltanto per dirti che quel che tu pensi contro di me è peggio del tradimento, peggio dell'assassinio....
Mortella.
Povera! Povera!
Costanza.
Non avevo compreso. La prima volta, là, nella tua camera, dianzi, quando ti supplicavo di non lo vedere, di non gli parlare, veramente non avevo compreso. Te lo giuro. Mi dicevi: «È vero, quel che tu sembri ora?». Non sapevo che, non imaginavo che. Ero fuori di me, ero vuotata dalla vertigine. Ti vedevo sfigurata come in un sogno di paura e di ruina. Vedevo muovere le labbra; e le parole che udivo erano senza senso. Già tutta la mia vita era fissa nello spavento [pg!176] della divinazione, ma riconoscere questa nuova atrocità non potevo. Te lo giuro. Non avevo compreso; né la seconda volta, or ora. Ero quasi tramortita dal colpo, annientata, a terra. Le parole che tu m'hai gridate, io le ho udite come in un turbine, come in un tuono. Che potevo rispondere? Sei fuggita, forse per non calpestarmi....