Sì.
La madre vacilla come se, colpita sotto la mammella, fosse per rovesciarsi su le lastre. Mortella fa l'atto istintivo di sorreggerla; ma esita vedendo che non cade, e non la tocca. La voce della madre è simile a quella ch'esce dalla gola arida dei feriti coraggiosi cui l'animo tien luogo di soffio.
Costanza.
Lo vedo. Non è dubbio in te, omai è certezza. Non si tratta che d'uccidere, qui. Mi guardavi come chi giudica la forza del colpo, e credevi ch'io stessi per cadere, ma ti trattenevi dall'avvicinarti e dal toccarmi, tanto per te sono impura e infetta.
Mortella.
Mio Dio, mio Dio, ma che vuoi dunque ch'io faccia? Vuoi che ti chieda perdono? vuoi che ti baci le mani? Io sono in un mondo e voi siete in un altro? C'è una verità o non c'è? È vero o non è vero quel che fu commesso? Qualche ora fa, un assassinio vile era trasmutato in un sacrifizio eroico. Ed ecco, tu mi rimproveri di non averti presa fra le mie braccia teneramente!
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Costanza.
No, no, t'inganni. Non tento di salvarmi, non voglio essere salvata. Non vedrò la luce di domani. Non penso che la mia miseria potrebbe sopportarla, come tu non pensi che il tuo odio possa renderti quel che hai perduto. Non sono all'orlo del buio ma già dentro, più della metà. Ascoltami, poiché la vita t'è venuta a traverso il mio povero corpo, a traverso la mia carne straziata. Il mio corpo non conta più, è già steso a terra. Mi sollevo dalla mia carne come dalla bara. L'anima mia intiera è davanti a te, e nulla più ti nasconde. Te lo dico: quel che tu pensi non l'ho fatto. Sono una sciagurata, un'insensata; ho in me e dietro di me tutte le sciagure e tutti gli errori; ma non mi sono macchiata di quella infamia.
Mortella.