Che prima di morire mi sia dato di crederti! È la mia preghiera ultima.

Costanza.

Credimi, credimi. Non senti la mia voce? Per un attimo, cessa di serrare il tuo cuore, rompi la durezza che lo fascia, per un attimo! [pg!179] Prendo su me tutto, e non quello. Ho peccato di passione ma non di nequizia. Se mi sono perduta davanti a te, non mi sono perduta davanti a me stessa. La tua accusa coperta e palese, da prima l'ho creduta una follia, una forma di delirio. E poi ho cominciato a tremare, senza osare di fissarla. Ed ecco, a un tratto, ne muoio. Ma ho tutto ignorato. Non ebbi alcun sospetto allora, né poi. Nulla mi fu confidato né confessato. E che cosa, in quel tempo triste, poteva essermi apposta, se la mia sollecitudine non venne mai meno, se la mia assistenza non si rilasciò un'ora, se volli compiere il mio dovere fino all'estremo?

Mortella.

Ah, non dir questo, non lo dire. Altrimenti, come ti crederò? Come ora ti posso credere, se mostri d'aver perduta la memoria di tutto quel che fu male?

Costanza.

In che mancai allora?

Mortella.

Tanto sei smemorata! E mi domandi un atto di fede? Ti prego, ti prego: lasciami [pg!180] alla mia sera. Lasciami serbare il mio silenzio, col pugno su la bocca.

Costanza.