Non è vero, non è vero! Non può esser vero anche questo. Dio, Dio, che farò? Morire non basta.
Mortella.
No, non basta.
Costanza.
Figlia atroce, creatura di spasimo, quanto urlai, quanto mi travagliai per metterti al mondo! E mi sembra di partorirti un'altra volta dal mio terrore.
Mortella.
S'è vista una madre cullare una bara.
Costanza.
Ma nessuna portare un cuore più peso. Tu sei stata in me, hai vissuto in me, più profonda del cuore, più dolce del latte. Ti sentivo palpitare a quando a quando, come [pg!184] la vena della felicità, stando seduta, senza pensieri, quasi assopita, col sole su i cigli... Sei uscita da me, hai pianto, hai sorriso. Il segno del mio legame tu l'hai: è indelebile. E ora sei là, quella stessa, quella della mia carne; sei là, grande, oscura, ostile, carica di destino, piena di cose orrende, piena di cose che tu sai e io non so, più esperta di me, perfino più triste di me, forse, ora che sono diventata vecchia all'improvviso, ora che non ho più nulla, ora che nessuno m'ama più, ora che ho fatto questo male... Figlia, figlia, dimmi che non è vero!
Mortella.